Siamo tutti Enzo Biagi

 

 

 

l’anno scorso erano dieci anni dalla scomparsa di Enzo Biagi.

Proverò a raccontare un pò di lui, sarebbe anche un occasione per chi non lo conoscesse.

Biagi, famosissimo giornalista Italiano degli anni 80′ e 90′, lo considero un giornalista con le palle, talmente tante che le avrebbe vendute a peso d’oro.

Perché? Biagi ha intervistato moltissime presidenti come Sandro Pertini, Silvio Berlusconi, boss della mafia e della camorra come Tommaso Buscetta, Luciano Liggio, Raffaele Cutolo e gli eroi della giustizia, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Roberto Saviano e registi come Woody Allen e Roberto Benigni,  poeti e scrittori come Pier Paolo Pasolini e Primo Levi.

E tanti altri, veramente tanti, lunga carriera la sua.

Io che sono nato negli anni ’90 ho potuto godere di alcune sue interviste prima in tv quando era in onda Il Fatto di Enzo Biagi e dopo la sua morte nel 2007 su internet, sapete perché penso che siano importanti queste interviste? Perché sono delle testimonianze immortali, uniche nel loro genere, attraverso queste Biagi ha una sua espressione, lo fa con delle domande che a prima vista sembrano semplici e generiche, ma hanno un’importanza tale che viene confermata dando una risposta, così facendo porta delle informazioni alla gente comune, dei riferimenti e sopratutto delle riflessioni.

Le sue interviste trattano molti argomenti e molti personaggi diversi, ma con un’unico obiettivo, trasformare il giornalismo in un vero e proprio canale di sapienza, medicina necessaria per costruire il futuro. Cosa sarebbe esattamente questa medicina? Una componente essenziale per guarire dalla disinformazione, che ai tempi di oggi, crea molta confusione e disordine. Ognuno di noi dovrebbe essere sempre informato su qualcosa, il che non significa spremere il cervello, ma alimentarlo, l’esatto opposto.

Infatti alimentare la mente significherebbe anche come alimentare lo stomaco con il cibo, infatti per tanti l’informazione, sopratutto libera è il pane quotidiano della mente e di ciò che ne consegue.

Ne è un’esempio la mole di personaggi diversi intervistati da lui, come accennato prima, l’informazione libera come dev’essere, non è mai di un solo genere. Ci sono costanti nella vita che ne caratterizzano il percorso, per essere completi hanno bisogno di questa medicina (non ha nulla a che fare con le farmacie, anche se facile a dirsi così come è, sembra l’OKI).

Ma perché tutta questa voglia di informazione e di giornalismo di Enzo Biagi? Semplice, lui è nato negli anni ’20 e nemmeno il tempo di godersi i suoi 20 anni l’Italia entra nel regime fascista e nel clima della seconda guerra mondiale, quindi come possiamo immaginare, a quei tempi c’era tanto proibizionismo e tanti veti, il che equivale alla “regola” del vedere senza sapere. Ciò ovviamente significa che Biagi ha conosciuto il vero significato di disinformazione e ha fatto di lui un giornalista in cerca di rivalsa, come dice lui nel primo giorno alla direzione de Il Carlino:

« Considero il giornale un servizio pubblico come i trasporti pubblici e l’acquedotto. Non manderò nelle vostre case acqua inquinata. »

Sarà capitato almeno una volta nella vostra vita sentire una mancanza di quello che ti serve sapere, quella sensazione di sentirsi abbandonati quando cerchi di esprimerti.

Questo è un problema comune di tutti, per questo motivo nello stesso tempo, per quella volta e dopo la voglia di rivalsa alla fine siamo tutti come Enzo Biagi.

 

 

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